Con il termine “elicicoltura”, si intende l’allevamento intensivo della chiocciola da gastronomia. In questi anni sono state selezionate, attraverso numerose prove di adattabilità alla vita in ambienti recintati, tre specie fondamentali di lumache utilizzabili per l’allevamento: helix aspersa, helix pomatia, helix vermiculata. Il ciclo di pascolo e riproduzione è vario, a seconda dei climi, delle altitudini, delle zone geografiche e delle specie utilizzate. Al pascolo segue il letargo, comune e fisiologicamente indispensabile a tutte le specie di chiocciole.
Le chiocciole, in natura ed in allevamento, utilizzano prevalentemente alimentazione di tipo vegetale, tuttavia, oltre alle essenze erbacee, il mollusco ha la capacità di utilizzare frutti, semi e mangimi farinosi.
Sono 6.000 le aziende professionali elicicole italiane che, con una dimensione media di 15.000 metri quadrati dedicati a tale allevamento, coprono circa il 35% del fabbisogno di consumo interno, in costante crescita.
Secondo rilevazioni Coldiretti, un italiano su due apprezza le lumache, il cui consumo, dal punto di vista nutrizionale, è particolarmente indicato per chi deve seguire un’alimentazione priva di grassi, in quanto oltre a contenerne pochissimi, contribuisce ad eliminare il colesterolo dall’organismo.
In Italia nel 2010, nonostante la crisi economica, sono state consumate 38.000 tonnellate di lumache, con un aumento sull'anno precedente del 2% circa. Nel nostro paese le importazioni di lumache vive e conservate dai paesi raccoglitori (Est e Magreb in particolare) hanno toccato ancora nel 2010 i 225.000 quintali , circa il 65% del totale. Il valore globale dell’intera filiera (produzione in allevamento, importazione, lavorazione industriale e consumo gastronomico) è di oltre 210 milioni di Euro.
Le quotazioni delle lumache da 10 anni subiscono incrementi dell’8-10% all’anno. I prezzi all’ingrosso variano da un minimo di 2-3 euro per chilogrammo della specie Helix Vermiculata (la popolare Rigatella) ai 5 euro per chilogrammo della tipologia Helix Aspersa. Le quotazioni delle piccole partite, vendute dall’allevatore direttamente al ristorante o al consumatore finale, sono normalmente superiori di un 40-50% circa a quelle sopra riportate. I maggiori margini e la limitata disponibilità di prodotto a fronte della notevole richiesta fanno quindi propendere gli allevatori che operano su limitate estensioni territoriali, per la vendita diretta.
Per il prezzo del prodotto trasformato e commercializzato come piatto già pronto, si può stimare un incremento di circa quattro volte rispetto a quello del prodotto vivo per medesima quantità, itenendo conto dello scarto e del calo di peso che avviene nel processo di lavorazione.
Secondo dati dell’Istituto Internazionale di Elicicoltura di Cherasco (Torino), la resa media, con una gestione corretta, si aggira sui 15/20 soggetti vendibili per ogni riproduttore selezionato introdotto in allevamento, che corrisponde indicativamente a circa 1 kg per ogni metro quadro di impianto. Il ricavo annuo lordo ogni 5000 metri quadrati di impianto si aggira intorno ai 24.000 - 26.000 Euro (ingrosso).
I costi di produzione sono sostanzialmente bassi, in quanto non vi sono acquisti di mangime per l’alimentazione e nelle spese figurano principalmente la manodopera per la gestione e la raccolta, l’ammortamento del costo dell’impianto e i piccoli acquisti annuali di semi, topicidi e disinfestanti. Un esame dei bilanci aziendali, considerate tutte le spese, confermano che il prodotto ottenuto non viene mai a costare più del 40% dell’attuale quotazione ingrosso di mercato.
Ulteriori prospettive di mercato si stanno aprendo con la possibilità di utilizzare in ambito cosmetico e farmaceutico la bava della lumaca e l’efficacia della sostanza di nome Elicina, che si estrae da essa. Qualcuno la usa per prevenire le rughe, qualcuno ne beve l’estratto per combattere la tosse, dal momento che favorisce, anche, la ricostruzione dell’epitelio danneggiato della laringe e dei bronchi. Questa secrezione è stata oggetto di numerosi esperimenti e le sue proprietà sono state maggiormente rivalutate dopo la tragedia di Chernobyl in quanto le lumache sono state gli unici animali a non aver riportato mutamenti genetici come conseguenza delle radiazioni, grazie proprio alla loro bava.
Il sistema di allevamento a ciclo biologico completo, pur essendo di più complessa realizzazione, risulta essere il più diffuso. La realizzazione di un impianto per l’allevamento intensivo di circa 5000 metri quadrati richiede un investimento di circa 20.000 euro così suddivisi: 8.000 euro per le recinzioni, 1.500 euro per la preparazione del terreno (disinfestanti e derattizzanti), 5.000 euro per circa 24.000 chiocciole da riproduzione, altre 600 euro sono da considerare per la semina specializzata, mentre i costi di manodopera ammontano a 4.500 euro. Ovviamente, per superfici superiori, l’incidenza di spesa per mq. strutturato, diminuisce proporzionalmente all’aumento dei metri quadrati investiti a coltura.
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