tessitura, tela

La Tela di Penelope

Si può fare impresa con l’antica arte della tessitura? Un’ex insegnante siciliana racconta come ha salvato dall’oblìo una tradizione tipica della sua terra, trasformando una passione in un’attività imprenditoriale: oggi i preziosi tessuti aluntini conquistano il mondo.

La storia

La passione per la tessitura e il ricamo che diventa lavoro. I punti di partenza sono la voglia di recuperare un “sapere” destinato a scomparire, un corso di formazione gratuita per la creazione d’impresa e, all’epoca, 48 milioni di lire ottenuti con un prestito d’onore riservato all’acquisto di strumenti e materie prime. Tanto è bastato, nel 1999, a Mariella Cutrì, siciliana, madre di 4 figli e all’epoca insegnante di educazione tecnica 42enne, per seguire il grande amore per l’arte della tessitura sugli antichi telai che del borgo di San Marco d’Alunzio, a metà tra il cielo e il  mare di Messina, costituiscono un patrimonio culturale e storico. Come i mestieri di un tempo, destinato però all’oblio e al ricordo. Oggi  “La Tela di Penelope” (http://www.teladipenelope.it) è una bottega artigiana che dal centro di questo piccolo paesino ha raddoppiato con un’apertura nientemeno che a Milano. Mariella racconta così la sua storia di successo a Finanzia la tua idea.

Fare impresa: l'idea

Mariella, come ha pensato alla tessitura?
«Un tempo a San Marco d’Alunzio c’era la tradizione della tessitura e dei telai antichi, qui si produceva anche il lino e ogni famiglia aveva un telaio in casa. Nel 1950, però, sono scomparse sia la coltivazione che la tessitura. Così, quando ho deciso di rientrare nel mondo del lavoro, dopo aver cresciuto i miei figli, guardando le uniche due vecchiette del paese ancora capaci di usare i telai, mi sono innamorata di quest’arte.  Di fronte al crescere della tela che tessevano e alla sua trasformazione per l’uso familiare, che poteva essere in lenzuola, tovaglie, biancheria intima, ho deciso che se mi fossi organizzata bene questa poteva essere la mia attività principale e mi sono mossa per formarmi e creare qualcosa di valido dal punto di vista commerciale. Ho cercato sui giornali, su internet, finchè un giorno sulla rivista “Grazia” mi sono imbattuta in un articolo in cui pubblicizzavano un bando Ue, di cui era ente attuatore il Formaper, in collaborazione con Confartigianato Palermo».

Gli inizi

«Non sapevo niente né del mercato né del marketing. Ho frequentato a Palermo questo corso per imprenditrici, finanziato dall’Unione europea per la creazione di imprese e lo sviluppo locale. Ogni giorno per un anno mi sono fatta due ore di treno andando su e giù da San Marco d’Alunzio a Palermo.
Eravamo circa 50 donne a presentare ognuna un progetto, tra questi ne sono stati scelti 20. Ero l’unica che arrivava da fuori provincia, ma forse ero anche la più motivata: alla fine siamo rimaste in quattro e la mia idea è stata giudicata la più originale. Questo anno di corso mi ha aperto nuovi orizzonti facendomi anche capire che era necessario aprire una scuola per la tessitura. Così ho creato l’associazione “L’antico telaio” insieme ad altre 20 donne del paese e, sorpresa, a due uomini (uno dei quali ancora oggi lavora con noi come designer). Lo scoglio più duro è stato proprio trovare dei tessitori: chiesi aiuto persino al parroco del paese, che mi ha permesso di fare un appello alla fine della messa domenicale. Naturalmente le insegnanti erano le uniche due vecchiette che sapevano tessere».

Ne è nata una vera e propria scuola che ancora oggi esiste.
«Sì, è ancora aperta per chi vuole imparare. C’è una docente di Antropologia dell’università dell’Ohio che viene da noi ogni anno per perfezionarsi. All’inzio la grande difficoltà è stata nel recuperare i telai perchè quelli del paese erano andati bruciati. Ne ho scovati quattro nelle varie cantine dei Nebrodi, e con l’aiuto delle vecchiette e dei falegnami li ho risistemati. Per due anni abbiamo seguito tutti il corso, alla fine sono rimasta con quattro tessitrici».

L'azienda

Oggi “La Tela di Penelope” è una vera e propria azienda che realizza tessuti in lino e cotone con il tradizionale telaio di legno a pedale e arricchiti con gli sfilati siciliani tipici dei Nebrodi come la rete san Marco e il punto ad ago margherita, oltre alle applicazioni di pizzo all'uncinetto, tombolo e macramè. Ed è in crescita costante grazie a nuove attività.

«E’ così. Abbiamo inaugurato anche un bed & breakfast “La Tela di Penelope” sopra il laboratorio di tessitura. Dopo aver acquistato l’immobile che avevo preso in affitto per aprire l’attività, ho deciso di trasformare  le camere al piano di sopra in un b&b attingendo ai  finanziamenti europei. Oggi abbiamo una piccola struttura a tre stelle, dotata di tre camere, naturalmente tutte arredate in stile “La Tela di Penelope”! E l’anno scorso, ad aprile, abbiamo aperto a Milano il primo punto vendita monomarca “La Tela di Penelope Store”.  A gestirlo è mio figlio, che dopo la laurea alla Bocconi ha frequentato un master in Management aziendale a San Diego, in California, mosso dal desiderio di far crescere l’attività che avevo creato».

Chi sono i clienti di questi manufatti tipicamente aluntini?
«Il nostro è un mercato anche molto di nicchia, per chi apprezza i prodotti naturali, fatti a mano, e ha comunque la possibilità di comprarli. Ma anche gli stranieri apprezzano moltissimo perchè capiscono in quale maniera il prodotto è realizzato. Il pregio maggiore del nostro prodotto è il tessuto fatto a mano, il lino lavato con la cenere come si faceva una volta, che ha un impatto molto forte al tatto perchè dà una sensazione di fresco, di pulito, di bucato. Abbiamo pezzi molto importanti, per i quali sono necessari anche due anni di produzione, quindi direi destinati ai collezionisti, ma abbiamo anche prodotti dai prezzi più accessibili e ugualmente preziosi e raffinati. Ad oggi abbiamo un rivenditore ufficiale in Texas ed uno in Russia, ma spediamo ovunque, dall’America al Sudafrica. E non manchiamo a fiere ed eventi regionali, nazionali ed internazionali».