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Investire in Spagna: dalla Spagna con amore

Investire in Spagna? Si può e si deve. Grazie alla riforma del lavoro, infatti, questa nazione è diventata un riferimento importante (e conveniente) per i giovani imprenditori italiani. Come forma di reazione alla crisi, il governo spagnolo ha scelto di intervenire con un regio decreto legge, il 3/2012, per tentare di favorire la ripresa economica. Un ruolo importante, in questo frangente, lo giocano i contratti di formazione, la cui età di riferimento è fino a 25 anni e, con un tasso di disoccupazione superiore al 15%, è stata estesa fino ai 30. Il termine di validità dei contratti va da un minimo di 12 mesi a un massimo di 36. E chi assume disoccupati iscritti prima del 1° gennaio 2012 può beneficiare di versamenti per i contributi sociali molto vantaggiosi.

Stesso discorso per i datori di lavoro che convertono a tempo indeterminato contratti di lavoro stipulati prima dell'entrata in vigore del regio decreto legge, con un tetto di 1.500 euro annui per gli uomini e 1.800 per le donne. Altre misure, inoltre, vanno a sostegno delle imprese con meno di 25 dipendenti. E assumendo disoccupati è possibile usufruire di altre agevolazioni.

In quali settori è meglio investire?

Ma quali sono i settori dove investire in Spagna? Bertrando Di Renzo, 41enne di origine molisana, oggi direttore Commerciale alla Camera di Commercio di Barcellona, non ha dubbi: tessile, alimentare, automotive, farmaceutico, meccanico, energetico e biomedico. Anche l’enologia, però, può essere una strada adatta ai nostri rampanti imprenditori. Bertrando, infatti, non è certo l’unico italiano che in Spagna, come si suol dire, ha “trovato l’America”: si pensi al 40enne siciliano Sebastiano Alba, che faceva il giornalista (è stato anche il responsabile dell’ufficio stampa della Regione Toscana) e oggi produce vino a Tarragogna. Ha sposato la spagnola Silvia, dalla quale ha avuto due figli, e oggi è felice: «Per me non vale il discorso dello straniero che investe e lavora in un altro Paese. Mi sento solo l’ingranaggio di un meccanismo, che crede nelle straordinarie potenzialità di un territorio unico».

Barcellona, Madrid e Valencia: le opportunità non mancano

C’è anche chi sceglie di vivere non a Barcellona o – più in generale – in terra catalana, ma direttamente nella capitale: Madrid. È il caso di Alfredo Mammarella, 51enne milanese, che ha sposato una spagnola e ha messo in piedi un’agenzia, la Inmo Blu Consulting, che si occupa di investimenti e transazioni immobiliari. Alfredo, che frequentava la Spagna per lavoro, ha unito la sua passione per questa terra alla propria formazione ed esperienza professionale, avendo studiato Economia e Commercio ed essendo “forte” di un master in Marketing e commercio internazionale.

Il più grande pregio degli spagnoli? «Sono affabili: qui puoi dare del tu a tutti, anche alle celebrità». E questo fattore, naturalmente, aiuta molto nei rapporti lavorativi, perché elimina le formalità troppo “ingombranti”. Ma torniamo per un attimo alla storia di Sebastiano, perché anche Francesca ha scelto di vivere a contatto con la natura. Nel suo caso, la destinazione prescelta è stata Valencia: lì Francesca, milanese di origine e modenese di adozione, ha creato una piccola fattoria in cui produce e vende prodotti biologici. Ed è lì che vive, insieme al suo compagno e al loro bambino. Quando è scoccata la scintilla tra Francesca e la Spagna? Presto detto: nel 2006. In quell’anno è andata a Valencia per un Erasmus e ci è ritornata nel 2008 per un dottorato di studio in biologia. È stato amore a prima vista, tanto che la giovane ha deciso di stabilizzarsi in terra iberica per farne la propria casa e il proprio luogo di lavoro. Auguri!

Per cominciare: informazioni e consigli utili

Secondo valutazioni del Consiglio Europeo aprire un’attività economica in Spagna costa in media 617 euro contro i 2.673 euro dell’Italia. A favore del Belpaese il numero medio dei giorni necessari all’apertura, 4, contro i circa 18 della Spagna. Per ciò che concerne la forma giuridica dell’attività, oltre alla figura del lavoratore autonomo, la normativa prevede: la società a responsabilità limitata (Sociedad Limitada), una forma aziendale che ricorda la nostra SRL e per quale è richiesto un capitale minimo iniziale di circa 3.000 euro che garantisce una responsabilità limitata al capitale aziendale; la Corporazione (Sociedad Anónima or S.A.), la tipica società per azioni - SPA, per la quale il capitale sociale minimo è di 60 mila euro; la Cooperativa di lavoratori, promossa da almeno 3 lavoratori come soci e un capitale minimo di 25 mila euro.

Nel caso di imprese già operanti un’altra via è rappresentata dall’apertura di una sede secondaria che non viene considerata come una entità legale individuale anche se è necessaria la registrazione in un registro commerciale. Qualsiasi impresa legalmente costituita in un paese dell'UE può infatti aprire una sede secondaria. La sede secondaria potrà assumere la forma di ufficio, agenzia, succursale non dotate di personalità giuridica. L’apertura di una filiale invece implicherà la creazione di una persona giuridica autonoma rispetto alla società madre.

Investire in Spagna

Il rapporto European Cities Monitor, condotto dalla società Cushman & Wakefield, inserisce Barcellona e Madrid al quinto e sesto posto nella top ten dedicata alle città europee dove è più conveniente investire.

Guardiamo più da vicino le opportunità offerte dalla città catalana. Le principali ragioni per scegliere Barcellona sono la sua posizione geografica privilegiata, accessibilità e collegamenti, economia dinamica e variegata, concentrazione di investimenti esteri, progetti futuri di grande respiro, capitale umano eccellente, disponibilità di location commerciali/industriali, cooperazione pubblico/privato sviluppata, eccellente qualità della vita, riconosciuto prestigio a livello mondiale. Se volete aggiungiamo anche il Barca e Lionel Messi!

Ai potenziali imprenditori e alle start up, Barcellona offre un servizio di informazione, orientamento ed assistenza tecnica allo sviluppo di idee imprenditoriali denominato “Do it in Barcelona”. Tra le agevolazioni concrete ci sono:

  • servizi gratuiti, fruibili anche on-line, per la valutazione e lo sviluppo delle idee imprenditoriali, corsi di formazione e tutoraggio;
  • regime di tassazione agevolata per le società e detrazioni per gli investimenti in ricerca, sviluppo ed innovazione;
  • finanziamenti agevolati fino al 100% delle spese per investimento legate a nuovi progetti imprenditoriali;
  • microcrediti fino a 15.000 euro;
  • agevolazioni sulle spese di gestione nei primi anni di attività;
  • agevolazioni tra 50.000 euro e 1.000.000 di euro per piccole e medie imprese promosse da giovani imprenditori, oppure operanti in settori innovativi e ad alto contenuto tecnologico, o attive nel settore delle industrie creative (design, arte, spettacolo, cinema, comunicazione,…).

Consultate il sito Invest in Spain (http://www.investinspain.org) per esaminare da vicino tutte le opportunità.
Non dimenticate poi l’Erasmus per giovani imprenditori. Contrariamente a quanto si può pensare, l’Erasmus non è solo una forma di vacanza-studio valida per gli universitari: c’è una preziosa opportunità anche per chi si è già laureato ed è entrato nel mondo del lavoro. Se infatti siete giovani e volete conoscere la realtà imprenditoriale spagnola, potete servirvi del programma “Erasmus per giovani imprenditori”.