incubatore, incubatore d'impresa

L’incubatore d’impresa a sostegno di aspiranti imprenditori

Avete mai sentito parlare dell’incubatore d’impresa? Con questa espressione si fa riferimento ad aziende (o divisioni di aziende) che raccolgono quelle idee imprenditoriali considerate ad alto potenziale di ritorno economico, ma non ancora pronte per essere finanziate in maniera massiccia. Un incubatore d’impresa offre molteplici servizi, come l’orientamento, il supporto alle attività di marketing, l’accoglienza e la consulenza fiscale.

Ma come si accede a un incubatore? Una possibile “via di ingresso” può essere trovata attraverso un bando pubblico gestito a sportello. Le domande possono essere presentate da piccole o medie imprese costituende o costituite da non oltre 36 mesi, che abbiano un progetto “innovativo” oppure, da promotori di spin-off universitari. Le domande vengono esaminate in tempi brevi, con la valutazione da parte del Comitato di Valutazione di Progetto.

Lo step successivo è l’insediamento dell’impresa, che può avvenire già dopo la sua legale costituzione. Informazioni utili sull’accesso all’incubatore possono avvenire anche tramite la conoscenza dell’Associazione Parchi Scientifici e Tecnologici Italianiv(www.apsti.it), il Network nazionale dei Parchi Scientifici e Tecnologici a cui aderiscono la maggioranza dei PST (31 associati) rappresentativi della quasi totalità delle regioni italiane. Ci sono decine di incubatori e business park sparsi un po’ in tutta Italia.

Un laboratorio all'insegna dell'innovazione

Il concetto di incubatore richiama, in un certo senso, quello di "laboratorio", dove gli scienziati si impegnano ad analizzare e interpretare la realtà sulla base di criteri ben precisi. Si parte da un'idea, si formula un'ipotesi e su di essa si imposta un'indagine, che dovrebbe confermarla o negarla. Negli incubatori lavorano manager qualificati, dotati di competenze in materia di marketing, finanza e strategia aziendale, che accompagnano l'imprenditore nella realizzazione della “business idea”.

La chiave di tutto è l’innovatività: lo scopo di un incubatore, infatti, è quello di far nascere e crescere imprese ad alto tasso di sviluppo, specie per quanto riguarda i settori dell'informatica, delle biotecnologie e dei servizi del terziario avanzato. In sostanza, in questa fase vengono sondate le idee di business per vagliarne la fattibilità tecnica, economica e finanziaria.

Se le idee superano questo primo esame, l'incubatore si impegna a seguire le successive fasi di sviluppo, svolgendo dunque una duplice funzione: di incoraggiamento verso chi ha delle buone intuizioni, ma anche di selezione. Spesso, infatti, in questa fase sono in ballo le “start up”, cioè le aziende ancora in fase di lancio, e dunque il rischio è sempre dietro l’angolo. E così, per gli investitori è indispensabile valutare la proposta ricevuta, individuare la portata del proprio ruolo nel progetto e quantificare l'ammontare dell'investimento che andrà eventualmente effettuato.

Gli incubatori di impresa in Italia

Molti incubatori di impresa sono specializzati per settore o area geografica: al Politecnico di Torino, ad esempio, c’è I3P, uno dei più grandi incubatori accademici, che favorisce la nascita di nuove imprese science-based con validata potenzialità di crescita, fondate sia da ricercatori universitari sia da imprenditori esterni, e fornisce loro spazi attrezzati e servizi di consulenza.

Poi c’è Area Science Park, il Consorzio per l’Area di Ricerca Scientifica e Tecnologica di Trieste che rappresenta un punto di riferimento in Italia per il trasferimento tecnologico. TechNest, presso l’Università della Calabria, è invece un incubatore che, con una superficie di 2.000 mq, ospita fino a 20 imprese hi-tech in start up, cui mette a disposizione una serie di servizi per accompagnare le imprese durante i primi anni di attività.

Per quanto riguarda le piccole e medie imprese, una struttura importante è il Polo Tecnologico di Navacchio, che ha lo scopo di creare i presupposti per la crescita di competitività sul mercato delle pmi. E ancora: a Palermo opera il Consorzio Arca, che si propone di promuovere lo sviluppo di iniziative imprenditoriali di spin-off accademico a partire dai risultati conseguiti dai centri di ricerca operanti in Sicilia.

Altri due esempi interessanti sono la Fondazione Toscana Life Science e Technopolis: la prima è un Ente no-profit che dal 2005 supporta le attività di ricerca nel campo dell’applicazione industriale; il secondo è invece un incubatore che ha lo scopo di rafforzare il ruolo del Parco Scientifico e Tecnologico come polo attrattivo per le organizzazioni produttive e le iniziative imprenditoriali basate sui risultati della ricerca generati nell’Università di Bari.

Una piccola Silicon Valley veneta

H-Farm è un incubatore di imprese hi-tech che punta a diventare una piccola Silicon Valley veneta. Fondato nel 2005 da Riccardo Donadon assieme a Maurizio Rossi, H-Farm è una fabbrica di idee situata a Ca’ Tron, ai margini di una storica tenuta agricola incorniciata dal fiume Sile, che si trova tra le province di Treviso e di Venezia, ma con ramificazioni a Seattle, Mumbai e Londra. 

L'incubatore ha aiutato con know-how e capitali a tradurre in business le idee innovative di molti giovani in ambito prevalentemente digital. Solo nel 2015 si contano 25 startup finanziate e un investimento complessivo nell’anno di 4,8 milioni di euro. «Cerchiamo idee - spiega Donadon, 49 anni - le valorizziamo facendole crescere e le rivendiamo».

Il ciclo di incubazione è di tre anni, dopo di che l'azienda viene ceduta a un partner industriale o finanziario per completare il percorso di crescita. La sede della società, però, dopo la vendita dovrà rimanere a Ca' Tron. Alcuni esempi di successo di H-Farm? Innanzitutto H-Care, nata nel 2005 per produrre avatar, acquisita tre anni dopo dal Gruppo Comdata per poi passare a Pat. Oppure H-Art, che fornisce strategie di e-business e design di interfacce nel settore dei media interattivi, acquistata di recente da Wpp.

Esempi di eccellenza che H-Farm, però, ha dovuto portare avanti in solitudine, combattendo contro quell’Italia che fa mancare totalmente il proprio appoggio alle iniziative imprenditoriali virtuose: Zooppa, ad esempio, la piattaforma di social advertising nata nel 2007 che scavalca le agenzie pubblicitarie permettendo alle aziende di avere campagne "user generated" di qualità e a costi stracciati, intorno ai 35-40mila euro, ma nonostante questo – spiega Donadon – «ha vinto diversi premi senza ottenere nemmeno un centesimo di finanziamento in Italia». «I nostri tre epicenter - spiega Donadon - rappresentano una specie di catena di montaggio: il quartier generale di Ca' Tron è capace di generare start up promettenti grazie alla creatività italiana; Mumbai si affaccia sul gigantesco mercato indiano, dove si trovano ottimi sviluppatori; gli Stati Uniti rappresentano il miglior marketplace mondiale dove piazzare le start up più innovative».