L'internazionalizzazione: che cos'è, come si può usare

Ecco i requisiti e i fattori di successo per l'impresa che vuole varcare i confini nazionali per superare la crisi

di Emiliano Bozzelli (consulente per l’internazionalizzazione)

Che cosa vuol dire "internazionalizzare" un'impresa? È semplice, vuol dire che l'impresa diventa in qualche modo "internazionale" perché: vende i propri prodotti all'estero, acquista da fornitori esteri, produce o trova le sue fonti di finanziamento all'estero.Una componente "estera" entra dunque in azienda.

Di fatto, i motivi che inducono a realizzare uno di questi processi d'internazionalizzazione sono:
1) aumentare i ricavi (il più possibile);
2) ridurre i costi.

Negli ultimi anni parlare d'internazionalizzazione è d'obbligo, quasi retorico: politici, amministratori locali, accademici, imprenditori (grandi e piccolissimi) sono tutti d'accordo: per superare la crisi bisogna internazionalizzare!

Sì, certo, ma a certe condizioni. I mercati esteri sono un'opportunità, ma non sono praticabili da tutti indistintamente. Per varcare i confini nazionali con qualche vantaggio, un'impresa che voglia ad esempio esportare dovrà avere i seguenti requisiti:
a) solidità economico-finanziaria;
b) prodotti di qualità adatti ai mercati-obiettivo;
c) prezzi competitivi;
d) un sistema d'informazione affidabile;
e) risorse (tempo, denaro, personale) da investire.

Infine, un fattore di sicuro successo per l'impresa che vuole internazionalizzarsi: interlocutori e controparti estere affidabili al fine di ridurre notevolmente i rischi connessi ai pagamenti, al trasporto delle merci, agli

investimenti; si può dire che sia addirittura preferibile non procedere, pur in presenza di tutti i requisiti necessari, se manca una parte estera affidabile.

Ora, come può l'impresa che ha tutti i requisiti intraprendere un percorso d'internazionalizzazione?

Di solito ai requisiti corrispondono caratteristiche interne aziendali, anche se il personale dedicato e il sistema d'informazione possono essere esternalizzati. Il lavoro sull'informazione è tanto critico da giustificare un investimento ad hoc. È opportuno raccogliere e analizzare informazioni sugli strumenti operativi che si hanno a disposizione e sui Paesi di potenziale interesse: i soggetti pubblici (Camere di Commercio, Agenzia ICE, ambasciate, associazioni di categoria, agenzie di sviluppo regionali, sportelli "Sprint") offrono un buon servizio di orientamento per chi muove i primi passi e una buona rete di contatti a livello istituzionale.

Nella fase operativa potrebbe esserci bisogno di ulteriore assistenza e di personale specializzato nel disbrigo di pratiche gestionali e adempimenti amministrativi specifici, come per esempio quelli relativi alla contrattualistica internazionale, ai pagamenti internazionali, alle questioni fiscali e doganali, ai trasporti, all’assicurazione del credito.

Ad ogni modo, per contenere l'investimento iniziale, si può anche far ricorso ai progetti finanziati attraverso i bandi pubblici (comunitari, nazionali, regionali e locali): qualche anno fa un'azienda della provincia di Roma che produce chioschi ed edicole partecipò a un progetto d'internazionalizzazione nei Balcani finanziato dalla locale agenzia di sviluppo, con l'obiettivo di esplorare nuovi mercati. Concluso il progetto, dopo qualche tempo, l’azienda romana s'è aggiudicata una gara d'appalto per l'installazione di edicole nel centro storico di una cittadina romena, grazie anche alle informazioni e ai contatti presi in loco nel corso delle missioni di progetto.

Per saperne di più.

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