Non possiamo ignorare che l'Europa siamo noi

mentre da noi prevalgono sempre vicissitudini interne. Ricordo ancora la giusta indignazione dell’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, quando proibì ai giornalisti italiani di porgli domande sulla politica interna mentre era all’estero, tra l’altro a discutere di importanti questioni europee e internazionali. Un episodio emblematico che fotografa una situazione tutta italiana. Vede, i due terzi delle leggi che siamo chiamati a rispettare come cittadini e imprese istituzioni sono di diretta emanazione dell’Ue o di recepimento di questa! Non possiamo ignorare tutto ciò: l’Europa siamo noi.

Qual è il suo giudizio sull'impiego dei fondi UE?

Correndo il rischio di apparire brutale, a livello

interno (Stato e regioni) occorre cambiare decisamente il passo e la mentalità. Manca una visione di insieme e c’è una burocrazia completamente deresponsabilizzata.

Di fondo, non si comprende che i fondi Ue siano grandi opportunità, perché si fa crescere innanzitutto il sistema paese. Il lato positivo è che, nonostante ciò, è fuori discussione che la politica regionale dell’Unione nel suo insieme ci ha portato a realizzare importanti progetti e opere. Nondimeno, per quantità e qualità, siamo lontani da un buon utilizzo di queste risorse.

Quali valutazioni sulla futura programmazione 2014-2020?

Innanzitutto, per la prossima programmazione, l’Ue ha ulteriormente semplificato le procedure

per accesso e l’amministrazione dei fondi, e non è cosa da poco. Inoltre, è previsto che gli stessi fondi siano spendibili e utilizzabili in settori precedentemente esclusi o marginali, quali il turismo, la sanità di frontiera, i trasporti. Ulteriore novità è il fatto di poter finanziare progetti e opere attingendo a diversi fondi.

Infine, che cosa si può fare per utilizzare più risorse europee e in modo efficace?

Occorre cambiare in modo deciso le modalità con le quali la pubblica amministrazione gestisce la Politica di Coesione economica sociale e territoriale dell’Unione. Ad esempio, i Piani Operativi - POR- dovrebbero essere assai più chiari, leggibili, capaci cioè di spiegare chiaramente ai cittadini che cosa si può e non si può fare e come farlo. Occorrerebbe inoltre diminuire drasticamente le cosiddette Autorità di gestione, creare un unico sito regionale (per l’intera politica di coesione) collegato a altro unico sito internet nazionale.

Occorre semplificare e omogeneizzare tutte le procedure amministrative per l’accesso ai fondi. Copiando il modello utilizzato dalla Commissione europea per i programmi a gestione diretta, occorre necessariamente creare strutture valutative esterne dei progetti. Tali strutture devono assicurare competenza terzietà e indipendenza (sennò finanziamo i progetti degli amici e/o dei figli degli amici, o dei clientes). E poi, non bisogna disorientare i cittadini e le imprese, cambiando in continuazione le priorità o chiedendo cose artificiose.

Concludendo, un ultimo consiglio “anti-sprechi”:

Bisognerebbe stabilire il principio che le perdite delle risorse dell’Unione equivalgono a danno erariale nei confronti dello Stato.

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