ristorante tipico

Ristorante tipico come e perchè

Il ristorante tipico è configurabile come un’attività di ristorazione legata alle tradizioni enogastronomiche di un'area geograficamente ben delimitata. E’ un ristorante "che si riappropria della cultura alimentare del territorio e dei sapori antichi, sempre più dimenticati all’interno delle mura domestiche, per diventare il luogo del gusto, della conoscenza di piatti e prodotti".

Gli italiani e il tipico

L'attributo della “tipicità” costituisce un fattore di vendita attuale e rilevante. Nell’immaginario collettivo, molti territori vengono identificati con le produzioni alimentari più sane, genuine e tradizionali. Tale immagine influenza e determina spesso la scelta di tali aree quali mete turistiche.
Quindi, la ristorazione tipica è in grado di attrarre una considerevole quota di consumi e costituire un fattore trainante per la promozione e la valorizzazione dei territori e delle specificità locali.
 
Secondo recenti indagini: il 96% degli italiani chiede di mangiare tipico e il 73% ritiene i piatti tipici "migliori" degli altri per sapore, genuinità e sicurezza alimentare; l’80% giudica importante nella scelta del ristorante, l’offerta di prodotti e piatti tipici, mentre il 40% dichiara di aver acquistato un prodotto tipico dopo averlo consumato nel ristorante.
 
Dal punto di vista dell’offerta gastronomica il ristorante deve valorizzare la tradizione locale. Come? Ad esempio: offrendo una buona varietà di piatti e prodotti legati al territorio di riferimento; presentando una carta dei vini nella quale trovano spazio adeguato le etichette di produttori locali; utilizzando prodotti autentici e promuovendo anche la vendita da asporto di cibi e vini.
 
Per ciò che concerne il servizio: piatti e vini devono essere evidenziati all’interno delle carte; il personale addetto al servizio in sala e al ricevimento dei clienti deve essere ben identificabile. Per il locale, è indispensabile il rispetto delle normative sull’igiene alimentare e la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Cosa serve per aprire un ristorante tipico

La ristorazione rientra  nelle attività di somministrazione al pubblico di alimenti ebevande, intese come “la vendita per il consumo sul posto, che comprende tutti i casi in cui gli acquirenti consumano i prodotti nei locali dell’esercizio o in una superficie aperta al pubblico, all’uopo attrezzati” (art. 1 L. 287/1991).

In base alla normativa, le attività definite come “esercizi di ristorazione per la somministrazione di pasti e di bevande, comprese quelle aventi un contenuto alcoolico superiore al 21 per cento del volume, e di latte” includono i ristoranti con attività quali trattorie, tavole calde ed esercizi similari.

Per aprire un ristorante, o in genere per esercitare un'attività di somministrazione di alimenti e bevande, non sussiste più l’obbligo di iscrizione al R.E.C., ma è necessario rivolgersi ai comuni che verificheranno la sussistenza dei requisiti morali e professionali per realizzare tali tipi di attività e rilasceranno un provvedimento di accoglimento della nuova licenza.

I requisiti professionali sono:
- avere frequentato con esito positivo un corso professionale per il commercio relativo al settore merceologico alimentare, istituito o riconosciuto dalla regione o dalle province autonome di Trento e di Bolzano;
- essere in possesso di un diploma di scuola alberghiera o titolo equivalente legalmente riconosciuto;
- aver prestato la propria opera, per almeno due anni nell'ultimo quinquennio, presso imprese esercenti l'attività specifica di commercio di prodotti alimentari o somministrazione di alimenti e bevande, in qualità di dipendente qualificato addetto, oppure, se trattasi di coniuge, parente o affine entro il terzo grado dell'imprenditore, in qualità di coadiutore familiare, comprovata dall'iscrizione all'INPS;
- essere in possesso dell’iscrizione nel Registro Esercenti il Commercio per l’attività di somministrazione di alimenti e bevande, ottenuta prima del 4 luglio 2006;
- o aver superato l'esame di idoneità presso la Camera di Commercio (art. 2, comma 2, lett. c) della L. 287/91), precedentemente all'entrata in vigore della legge 248/2006, pur non avendo proceduto a richiedere l'iscrizione al R.E.C.

In caso di società il possesso dei requisiti professionali è richiesto con riferimento al legale rappresentante o ad altra persona specificamente preposta all'attività commerciale.

Oltre alle competenze professionali per l’esercizio dell’attività commerciale di vendita al dettaglio nel settore alimentare, sono richiesti i “requisiti personali” stabiliti dalla legge in base al quale non possono esercitare l'attività commerciale, salvo che abbiano ottenuto la riabilitazione:
- coloro che sono stati dichiarati falliti;
- coloro che hanno riportato una condanna, con sentenza passata in giudicato, per delitto non colposo, per il quale è prevista una pena detentiva non inferiore nel minimo a tre anni, sempre che sia stata applicata, in concreto, una pena superiore al minimo edittale;
- coloro che hanno riportato una condanna a pena detentiva, accertata con sentenza passata in giudicato, per ricettazione, riciclaggio, emissione di assegni a vuoto, insolvenza fraudolenta, bancarotta fraudolenta, usura, sequestro di persona a scopo di estorsione, rapina;
- coloro che hanno riportato due o più condanne a pena detentiva o a pena pecuniaria, nel quinquennio precedente all'inizio dell'esercizio dell'attività, accertate con sentenza passata in giudicato, per uno dei delitti previsti dagli articoli 442, 444, 513, 513-bis, 515, 516 e 517 del codice penale, o per delitti di frode nella preparazione o nel commercio degli alimenti, previsti da leggi speciali;
- coloro che sono sottoposti ad una delle misure di prevenzione di cui alla legge 27 dicembre 1956, n. 1423, o nei cui confronti sia stata applicata una delle misure previste dalla legge 31 maggio 1965, n. 575, ovvero siano stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza.

La verifica del possesso e della validità dei requisiti professionali e dei requisiti di onorabilità, ai fini dell’avvio e dell’esercizio dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande, è una competenza riservata ai Comuni.