lavorare nei campi

Ritorno nei campi, un’opportunità preziosa in tempi di crisi

Per molto, troppo tempo, il lavoro nei campi è stato visto dai giovani come qualcosa di negativo e degradante, da cui fuggire. “Con una laurea in tasca mi metto a fare il contadino?”, è la domanda che i ragazzi hanno spesso rivolto a se stessi. Senza rendersi conto che, complice anche la crisi economica che stiamo vivendo, l’agricoltura rappresenta una grossa opportunità imprenditoriale , ed è tutt’altro che un passo indietro per quanto riguarda l’ambito lavorativo. Basta pensare che un’analisi di Coldiretti Giovani Impresa ha svelato che nel primo trimestre del 2016 i giovani agricoltori under 35 erano circa 44.300, con un aumento del 12%, rispetto all’anno precedente. E allora cosa stiamo ancora aspettando?

Avviare un'azienda agricola

Per invogliare ulteriormente gli aspiranti imprenditori agricoli, Coldiretti ha presentato “Come aprire un’azienda agricola”: si tratta innanzitutto di avere un’idea d’impresa intorno alla quale sviluppare un progetto. Poi, bisogna analizzare le caratteristiche e le potenzialità aziendali osservando il territorio, il mercato, i concorrenti e le normative vigenti. In terza istanza, è importante confrontarsi con chi ha già fatto esperienze simili in Italia o in Europa, e solo dopo si sarà pronti per trasformare la propria idea in un progetto di sviluppo imprenditoriale.

L’aspirante imprenditore agricolo avrà ovviamente bisogno di una solida e adeguata formazione di base nel campo in cui intende operare.

Per avviare la propria ditta, sarà necessario aprire una Partita Iva presso l’Agenzia delle Entrate, iscriversi al Registro delle imprese, sezione speciale Agricoltura, presso la competente Camera di Commercio e fare una dichiarazione presso l’Inps.

I finanziamenti per l'agricoltura giovanile

Su questa base, bisogna cercare un finanziamento nell’ambito delle politiche di sviluppo rurale. Vediamo quali sono gli strumenti dei Piani di Sviluppo Rurale (PSR) previsti per i giovani agricoltori: le misure previste, pur nel quadro di orientamenti comuni, variano da regione a regione. Per gli under 40 che si insediano come titolari di un'azienda agricola, il premio di primo insediamento va da 40.000 a 70.000 euro.

Altre misure di sostegno sono quelle gestite dal Ministero delle Politiche Agricole (MIPAF) assieme all'OIGA (Osservatorio per l'imprenditoria giovanile in agricoltura) attraverso il Fondo per lo Sviluppo dell'imprenditoria giovanile in agricoltura, e riguardano borse di studio per master universitari nelle facoltà di agraria, veterinaria ed economia, corsi di alta formazione, premi per la partecipazione a fiere, finanziamenti di progetti di ricerca e contributi  a partire da 70 euro giornalieri (max 5.000 euro annui) per singola azienda.

Poi c’è lo strumento del Subentro, gestito dall’Ismea, che consente a giovani fra i 18 e i 39 anni  che vogliano rilevare un'azienda di vedere finanziato il proprio progetto d'impresa attraverso un mix di contributi in conto capitale e mutuo a tasso agevolato. Ismea, poi, prevede agevolazioni per i giovani (per i quali l'importo garantibile sale dal 70 all'80%) grazie allo strumento delle Garanzie per l'accesso al credito.

Da non dimenticare inoltre lo strumento del primo insediamento di Ismea finalizzato a operazioni di intervento fondiario, con l'acquisto dell'azienda del venditore e la successiva assegnazione al beneficiario in possesso dei requisiti attraverso la modalità del patto di riservato dominio, ovvero mediante lo strumento del leasing immobiliare agevolato. Il premio di insediamento è concesso in conto interessi, ad abbattimento delle rate, da restituire secondo un piano di ammortamento da 15 anni fino a un massimo di 30.

Ci si può anche orientare verso un finanziamento privato rivolgendosi a quelle banche che offrono condizioni vantaggiose anche grazie ad accordi con Creditagri Italia.

Virtuosi al lavoro: i progetti premiati dal Ministero

Si chiama "Nuovi Fattori di successo" ed è un concorso indetto dal Ministero delle Politiche Agricole con l'obiettivo di individuare, e in seguito promuovere, i casi di successo delle aziende agricole condotte da giovani agricoltori che avevano usufruito di finanziamenti nell'ambito delle politiche europee di sviluppo rurale e introdotto nella propria azienda attività e pratiche aziendali innovative.

Il primo dei tre vincitori è Vincenzo Sposato, titolare dell'azienda agricola "Le conche" di Bisignano, in Calabria: la sua azienda (olivicola, produzione e vendita di olio extra vergine biologico e Dop) è stata quella che ha introdotto il maggior numero di innovazioni, tra le quali alcune orientate alla salvaguardia ambientale, inserendo un impianto moderno di fotovoltaico sul frantoio dell'azienda.

Seconda classificata è risultata Benedetta Rospigliosi, titolare dell'azienda agricola “Cascina Barosi” di Annicco, in Lombardia: la sua è un’impresa zootecnica-cerealicola, incentrata sui principi della produzione integrata e del benessere animale. Un’altra parola d’ordine è la multifunzionalità, visto che le attività sono state dedicate in parte alla cosiddetta “fattoria didattica”, per avvicinare i più piccoli alle meraviglie della natura e della vita in campagna.

Terzo classificato è invece risultato Matteo Bolognesi, titolare dell'azienda agricola “Monte Spada” di Bisighella, in Emilia Romagna. Nel suo caso parliamo della coltivazione e ricerca di colture locali, nonché dell'allevamento di api in un'ottica agroecologica e bioenergetica. I prodotti sono tutti biologici (carciofo moretto di Bisighella, scalogno ecotipo romagnolo, olio evo, miele di acacia e millefiori, lavanda).

Dai frassini all’industria dolciaria: la “manna” di Giuseppe Cassataro

Il trentenne Giuseppe Cassataro di Pollina, in provincia di Palermo, ha “finanziato la propria idea” in maniera eccelsa: oggi estrae dai frassini, un prodotto multiuso destinato a erboristerie e industria dolciaria. E ha nel cassetto un progetto con l'Università di Parma. Giuseppe ha recuperato una tradizione millenaria, quella dell'estrazione della manna dai frassini delle Madonie, lì dove il clima è costituito da un caldo secco e un vento leggero. Questa manna ha alte qualità salutistiche: funge da regolatore dell'attività intestinale ma anche come dolcificante per diabetici, essendo uno zucchero naturale con pochissimo glucosio.

Tuttavia, come materia prima, viene utilizzata anche nell'industria dolciaria in qualità di componente di alcune ricette di pasticceria. Senza dimenticare la cosmesi, dove viene impiegata per levigare la pelle. La manna può essere considerata una “nobile decaduta”: fino agli anni ’60 ha generato ricchezza, consentendo a molti contadini di arricchirsi e diventare benestanti. Poi, quando la richiesta è crollata, la magia si è interrotta.

Fino ad oggi, quando il giovane Cassataro ha deciso di seguire le orme dei propri nonni (i genitori non sono agricoltori) e a riscoprire questo prodotto, che viene venduto sia puro che semilavorato. Giuseppe però non si accontenta, e vuole arrivare a produrre direttamente in Sicilia prodotti finiti; così ha presentato alla Regione Sicilia, insieme all'Università di Parma, un progetto per rivalorizzare la manna. Costo previsto? Tra i 30.000 e i 50.000 euro. Si tenga presente che, in agricoltura, la riscoperta dei prodotti antichi è una pratica sempre più diffusa, e di sicuro successo. Giuseppe, dunque, ce la può fare, e noi glielo auguriamo di tutto cuore.